Un KT da urlo

Finalmente un pò di ferro!
Era da un pò che non facevo immersioni su relitto, complice il corso Cave e la lunga serie di allenamenti fatti per prepararmi. E poi questo relitto lo avevamo pianificato altre volte, ma era sempre saltato per le condizioni del mare. Quest’anno, decisamente, il tempo non ci ha aiutato.
Comunque ora ci siamo: caricata l’attrezzatura salto in macchina in un orario antelucano e raggiungo … il Conbipel, ovvero il parcheggio lungo la tangenziale dove ho appuntamento con Andrea.
Dopo un breve tira e molla su quale macchina usare ala fine, come al solito, travasiamo tutto su quella di Andrea. Non è che la mia macchina sia piccola, è lui che è … lungo! Che ci posso fare?
Partiamo e dopo un viaggio tranquillo e senza imprevisti arriviamo al porto di Sestri poco prima delle 9, in ritardo, ma neanche troppo …
Trovato il parcheggio iniziamo a scaricare e in breve tempo sulla banchina si ammucchia una quantità impressionante di attrezzature. Effettivamente siamo in tanti (10) e tutti con due stage.
Anzi ci sarebbe dovuto essere anche Davide. Il bidonaro però ci abbandona, preferendo una bella mattinata di sonno!! Ahahaha, non sa quello che che si perderà …
Saltiamo sulla barca di Marietto, e via.
Mare tranquillo e in pochi minuti siamo sul punto di immersione. In superficie c’è una leggera corrente, per il resto condizioni ideali.
Ci prepariamo e dopo poco siamo in acqua per i controlli preimmersione.
Il piano prevede 30 minuti di fondo ad una quota media di 54 metri utilizzando un D15 in 18/45, EAN50 e Ossigeno. PO2 sul fondo bassa (la max profondità è 60 m), deco ragionevole ed anche un pò di esercizio: perfetto.

Controlli, GUEEDGE, e via, si scende.

Si vede subito che la visibilità è molto buona, ma non mi faccio illusioni: il KT è notorio per essere avvolto nella nebbia a partire dal castelletto, complice il fondo sabbioso.
La discesa è relativamente lenta e con Andrea dobbiamo ogni tanto aspettarci l’un l’altro: ci impiego un attimo a riprendere confidenza con il D15 e con le due decompressive. Tra l’altro, per necessità utilizzo una 7lt per l’ossigeno e quindi l’assetto risulta un pò appruato …

Sui 35 metri appare il castelletto con l’albero triangolare e mi rendo conto che sotto si intravede la struttura della nave. Continuando la discesa mi rendo conto che la visibilità è davvero notevole e si riesce ad avere un colpo d’occhio quasi completo di questo magnifico relitto.
In 3′ siamo sulla coperta,  e iniziamo a percorrere la fiancata sinistra del relitto, muovendoci lentamente e scendendo progressivamente. Le due deco sono ben bilanciate e non sono particolarmente di ostacolo al movimento orizzontale.
La fiancata è ricoperta di vita e molto piacevole da percorrere. Dopo poco Romano trova una aguglia catturata da una lenza e la libera. Temo che non servirà: è molto poco reattiva e lentamente sprofonda sotto la chiglia …

Proseguiamo verso la poppa che è letteralmente coperta di reti. Risaliamo all’altezza della coperta e qui Andrea inzia a dare segni di eccitazione: ha intravisto le antenne enormi di un astice infilato sotto il pavimento. E’ enorme, lungo come un avambraccio e con antenne che alla radice sono larghe come un dito. Una è spezzata, magari qualcuno voleva farci una pastasciutta! Sono sicuro che il pensiero passa per la mente anche ad Andrea, lo si vede dallo sguardo …

Ma in realtà l’intero relitto è avvolto di vita, compreso un folto gruppo di dentici belli grossi, che passando davanti alle luci si illuminano come scaglie di argento.

Sul fianco sinistro passiamo in un corridoio abbastanza agevole e passiamo accanto alla plancia. La visibilità è ottima, si riece a vedere nitidamente l’interno della plancia e  il corridoio opposto! Arrivati in prua scavalchiamo la murata e scendiamo lungo il tagliamare affilato, voltandoci per avere una visione complessiva del relitto. Spettacolare lo sguardo di insieme, con le ancore ancora al loro posto.
Poi torniamo sulla coperta e mi infilo abbastanza agevolmente – nonostante le decompressive – nel locale sotto la plancia, ora casa di un buon numero di aragoste e pieno di dettagli interessanti. La penetrazione è limitatissima e completamente alla luce; inoltre come ogni buon buddy Andrea mi attende all’uscita …
Saliamo poi sulla piccola torretta prodiera delle mitragliatrici mentre Romano ci segnala che inizia la risalita.
Poco dopo anche per noi si è fatto “tardi” e al 30′ stacchiamo risalendo in prossimità del pedagno.

Devo dire che inizialmente, data le dimensioni relativamente limitate del relitto, pensavo che avrei fatto il giro due volte. In realtà il tempo è volato, ma credo che la visibilità davvero straordinaria abbia consentito di sfruttare meglio la permanenza, lasciando spazio sia i dettagli che alle visoni di insieme e alla fine … sarei rimasto ancora sotto!

Proprio mentre faccio queste considerazioni, in un turbinio di bolle appare un gruppo di sub e ci spostiamo per lasciargli scendere. Li vedremo risalire lungo la cima poco dopo, mentre stiamo ancora facendo la deco: quella che si chiama una immersione mordi e fuggi …

Noi arriviamo al primo cambio gas e poi al secondo. Un ciclo di ossigeno, poi si torna al back gas per l’ultimo pezzo e per fare un pò di pulizia.

Appena fuori le solite chiacchere da pescatori su chi ha visto di più mentre Marietto ci riporta in porto.

Insomma una bella immersione, complice una visibilità perfetta, un bel gruppo di amici e una giornata tranquilla: cosa volere di più? Beh, ovviamente da mangiare!!! E infatti terminiamo la giornata al ristorante, prima di risalire in macchina e rientrare.

Grazie a tutti!

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