Grotte francesi: il ritorno

Come spesso succede tutto nasce da un concorso di situazioni assolutamente casuale e inaspettato.
Che le grotte ci fossero piaciute durante il corso va da sè, ma appena rientrato dalla Francia ho saputo che Romano e Cristina sarebbero andati a Cajarc per una settimana di vacanza, ho scoperto che Ale sarebbe stato ancora in ferie in quel periodo e che anche io, nella mia condizione di assunto-ma-non-troppo, avrei potuto tranquillamente prendermi qualche giorno di ferie senza provocare il tracollo della mia azienda o qualche crisi internazionale …
Pensa che ci ripensa, il piano si forma e con Ale decidiamo di pigliarci un Venerdì e un Lunedì e tornare in Francia, per battere il ferro finchè è caldo e soprattutto per vedere se davvero la cosa ci prende.

Detto fatto e – grazie ancora alla straordinaria disponibilità di Annibale – riusciamo a recuperare tutto l’armamentario necessario, ovvero 3 bibo a testa + un bibo di scorta per i travasi (che l’esperienza ci dirà poi del tutto inutile … ma tant’è). Si aggrega anche Elisa, ma lei ha già due bibo residenti in Francia e quindi alla fine avremo solo (??) 8 bibo in macchina!

Per andare, non volendo di nuovo approfittare della macchina di Ale – ancora in “convalescenza” dopo la terribile ordalia del viaggio per il corso – riesco a sfilare il CRV a mia moglie.
Ci accordiamo: il mezzo dovrà essere restituito in perfette condizioni, senza un graffio.
Ora, chi ha visto il veicolo in questione sa che barzelletta sia questa affermazione: mia moglie ha usato più volte la macchina per allargare il garage e non c’è lato che non abbia un ricordo di questi tentativi; quindi graffio più graffio meno!
Quanto faccio notare questa cosa a mia moglie, ponendo l’accento sull’abilità nel parcheggiare sua ed in generale del sesso femminile, lei non mi risponde, si limita a guardarmi. E’ quello sguardo che qualsiasi uomo sposato da un pò sa riconoscere … diciamo che cambio argomento e la sera preparo la macchina mettendo una serie di assi di legno sul pianale per non devastarlo troppo :-)

Il piano prevede la partenza di Giovedì sera appena Ale esce dal lavoro, il viaggio per tutta la notte, arrivo nel primo mattino a Cajarc, breve pennichella in macchina e 3/4 tuffi il Venerdì, per poi procedere con più calma nei due giorni successivi insieme a Romano e Christina. Lunedì mattina ultimo tuffo (doppio) e quindi rientro con arrivo nella nottata del Lunedì.
Un discreto tour de force …

Ero curioso di valutare in quale stato saremmo arrivati Venerdì: tuffarsi da stanchi non è mai una buona idea. In realtà devo dire che, pur avendo guidato gran parte della notte (Ale mi ha sostiuito per gli ultimi 50 km, peraltro i più faticosi perchè di notte tardi e su stradine toruose) la mattina non mi sentivo per nulla stanco, anzi molto “carico” e energetico! Potenza delle grotte!
L’unico lato negativo è che, preoccupato di non riuscire a dormire abbastanza, faccio tutto il viaggio piuttosto sparato, nonostante un forte temporale (che spettacolo, fulmini dovunque!) e la presenza di quelle fastidiose macchinette lungo le autostrade.
Da vero #@!#@, due di loro mi immortalano. Speriamo che le multe prese in Francia non arrivino in Italia, se no sarà il viaggio più costoso della storia …

Alla fine, bene o male, ci ritroviamo a Ressel, pronti per il primo tuffo. La grotta la conosciamo bene, anzi, temendo di essere stanchi la avevamo scelta apposta perchè familiare e di facile accesso.
Utilizziamo un D15, ma limitiamo la penetrazione per più motivi e alla fine inizieremo il ritorno al 20′. L’andata è molto lenta, stiamo cercando di fare delle fotografie di qualità accettabile. Usciamo più svelti, ma senza esagerare: la grotta è fantastica e voglio cercare di imprimermi ogni immagine nella mente.
Appena usciti, mentre i mie due compagni rispondono al richiamo della natura, io me ne sto a mollo oziando a pancia all’aria. Il panorama in superficie del fiume Celè è davvero molto bello e rilassante. Siamo ormai fuori stagione e quindi non ne vediamo, ma ad Agosto parecchi turisti noleggiano canoe e fanno delle scampagnate nelle sue acque placide e tranquille.
Trascorre una oretta e siamo pronti a fare un secondo tuffo. Questa volta niente macchina fotografica, andremo più svelti; non avendo cambiato le bombole però avremo meno gas per la penetrazione. Va bene così, questa volta mi concentro sul soffitto. In molte parti del percorso una fessura verticale accompagna il tunnel creando un curioso effetto ad arco. Arrivati alla T mi ricordo … proprio in quel punto avevamo simulato la perdita del compagno, con Elisa infilata nella spaccatura e nascosta da un parapetto di roccia. Danny (il perfido!) aveva scelto un posto davvero perfetto. Mi rendo conto di come sia stato fortunato nel ritrovare Elisa subito …
Altra stupenda immersione e fuori, dobbiamo andare a ricaricare: il giorno dopo arrivano Cristina e Romano e vogliamo avere tutto pronto per immergerci con loro!

La carica è una discreta seccatura: si trova a una 50 di km di distanza, che su quelle strade tortuose significa circa un’oretta. Sono molto veloci e caricano ad alta pressione, ma si fanno pagare assai: diciamo che un D12 in EAN32 costa circa 2,5 volte che in Italia … non oso pensare all’Elio!
Logisticamente però il centro ricarica è piuttosto vicino ad altre grotte e quindi andiamo a fare il terzo tuffo a St Georges: sulla via del ritorno ci fermeremo a caricare tutto.

Non avevo apprezzato St Georges durante il corso, sia per qualche “strafalcione” di troppo sia perchè ci eravamo limitati alla sola parte discendente. Invece, superato il primo pezzo che è molto largo ma relativamente stretto la grotta inizia a risalire e si allarga enormemente. Le torce non riescono ad illuminare il soffitto e talvolta neppure l’altra parete! La visibilità non è eccezionale e tuttavia apprezzo molto questa grotta, più cupa di Ressel ma altrettanto intrigante.
L’unica problema è che, avendo un ingresso che scende rapidamente fino ai 30 metri per poi risalire, i tempi sono stretti ed infatti facciamo poco più di 10′ prima di prendere la via del ritorno. In compenso durante la decompressione possiamo ammirare con calma la parte ripida della grotta ricca di pietre di ogni forma e dimensione.

Dopo aver caricato torniamo a Cajarc per dormire. E’ stata una giornata intensa ma onestamente non mi sento stanco. Però, appena entrato nel letto del Mulino, mi spengo …

Al mattino ci ritroviamo con gli altri (arrivati la sera prima) e possiamo prepararci per un secondo tuffo a Ressel. Per Romano e Cristina è al prima volta in Francia, ovvero in grotte del tutto diverse – mi dicono – da quelle messicane. Ci dividiamo in due squadre e complice il D15 questa volta la penetrazione è di 27 minuti. Arriviamo alla fine del tratto superiore sx in un grande stanzone da cui il tunnel prosegue in basso e si ricongiunge con quello dx. Bello, molto bello. La stanza è quasi circolare, come se fosse il cestello di una lavatrice.
In realtà tutto il tratto a sinistra è spettacolare alternando pareti scavate a cucchiaiate con lastre e spigoli vivi.  La roccia è chiara e riflette molto la luce delle torce: complice la visibilita molto buona questa è finora la migliore immersione fatta.
Al rientro, Romano e Cristina ci stanno aspettando in superficie. La loro immersione è stata più breve e sono infreddoliti. Inziano subito la seconda mentre noi ci riposiamo. Poi è il nostro turno: nuova immersione e nuovi dettagli. Sembrerà curioso rifare la stessa immersione due volte o anche quattro volte nell’arco di una giornata. In realtà ci sono talmente tanti punti interessanti che non mi annoio mai, anche se in genere le seconde immersioni sono più brevi e ripassano lo stesso tratto di grotta.

Si torna la Mulino per il pranzo. Speravamo anche di riuscire a fare un tuffo con il Mara, anche lui al Mulino a conclusione dei suoi corsi. Un piccolo “disguido” al centro di ricarica però rende la cosa impossibile e il “secondo uomo più bello del mondo” (la definizione NON E’ MIA …) si limita – per modo di dire – a portarci a Landenouse, teatro delle nostre due successive immersioni.

L’accesso alla grotta è complicatuccio! Per arrivarci infatti occorre calare l’attrezzatura dentro una specie di stanzone verticale di pochi metri quadri e profondo 7 metri, quindi scendere e indossare l’attrezzatura in acqua. Sorvolo su quello che c’è nella pozza sul fondo: l’aqua è pulita, ma se ci cadi dentro non ne esci più …
Grazie ai potenti mezzi tecnologici messi a disposizione da Romano (corda e carrucole) e alla forza delle nostre braccia rubate all’agricoltura l’operazione viene svolta senza problemi, anche se abbastanza lentamente. Pace, siamo in vacanza e va bene così.
Faccio una fatica tremenda a indossare l’attrezzaura in acqua, ma alla fine siamo pronti e si parte.

Ragazzi, che grotta! Ci si infila in un buco strettino e si passa in una prima camera profonda 6 metri circa, e qundi attraverso alcune altre strettoie si arriva al fondo della parte ripida, a circa 12 metri. L’effetto buco del lavandino come la chiama Romano c’è tutto … Da li però la grotta risale su un fondo di argilla (guardare e non toccare se si vuole evitare di rovinare una visibilità da URLO), si allarga e inizia a srotolarsi sinuosa come un gigantesco serpente.
Destra, sinistra e così via in continuazione, con ampi stanzoni e percorsi ondulati a contorno. Davvero difficile dire quanto è bella questa grotta e quanto affascinate sia il percorso. Per strada troviamo – Andrea ce lo aveva anticipato – una curiosa roccia triangolare che spunta dal fondo a sassolini. E’ levigata e secondo me non solo dalle acque. La tentazone di un”pull-and-glide” è fortissima …

Al 17′ si inzia il ritorno e tra deco e tutto siamo fuori al 40′. Pausa e di nuovo via. La grotta è enorme e le luci non riescono a illuminarla tutta. Il soffitto è pieno di sacche e bolle d’aria, alcune anche molto grandi. All’inizio della parte in risalita, ad esempio, un enorme canalone risale in verticale. Non lo seguo se non con la torcia, ma non posso non domandarmi dove porti …
Illuminando il soffitto, l’effetto mercurio delle bolle d’aria crea dei riflessi spettacolari, come dei raggi solari “fantasma” , delle striature di luce incredibili contro lo sfondo scuro delle pareti.
Un’altra trentina di minuti e siamo fuori. Adesso inizia il bello. Perchè se calare l’attrezzatura è complicato, issarla lo è moolto di più. Comunque ce la facciamo e a detta di tutti, ne valeva la pena!

Il tempo non è gran che, la prevista grigliata si rimanda la giorno dopo e procediamo alla ricerca di un posto dove mangiare. Si uniscono a noi Chris e Mara e la serata vola. E, tra l’altro, mangiamo anche decentemente …

Domenica, giornata da turisti. Faremo due tuffi a Cabouy poi una vista in relax a Rocamadour, una specie di paesino/castello/monastero abbarbicato su uno strapiombo. A Cabouy c’è il Mara, che sta facendo un tuffo insieme a Chris e a due amici tedeschi. Li vediamo partire mentre noi stiamo uscendo e fanno una notevole impressione, con scooter, stage e tutti gli ammenicoli necessari per fare una tranqulla immersione (tranquilla per loro, naturalmente: si parla di qualche km …)

Cabouy è una bella grotta, anche questa con una discesa ripida, bassa e larga e poi una grande spazio che risale lentamente.  In questa grotta è molto appariscente il lavoro della corrente: le rocce sono scolpite e lisciate in forme curve che immagino siano dovute ai vortici che trascinano i ciottoli del fondo. Nel corso me la ricordavo più stretta e scomoda, in realtà invece è larga e spaziosa, perfetta per i D15 e per lo scooter (quando e se mai ci arriverò …)
Abbiamo però indosso un D12 e quindi chiamiamo l’immersione al 10′, mentre Romano e Cristina continuano per qualche minuto.
Il secondo tuffo lo facciamo tutti insieme: la grotta è larga, non ci ostacoliamo, anzi la visibilità migliora con 5 torce.
Rimpiango di non saper fotografare o filmare: l’effetto delle luci in questi ambienti spettacolari è così bello che mi piacerebbe “portarlo a casa” e farlo rivivere agli altri.

Usciti ci si riveste e passiamo il pomeriggio a fare i turisti. Poi è il momento della grigliata … e vai con la panza!!
Complimenti a Cristina per i piatti di accompagnamento e al duo Romano-Elisa come cuochi/fuochisti. Riconoscendo la mia totale incompetenza in attività legate al cucinare mi dedico a far giocare il cane del Mulino. Però poco dopo dimostro quale è il mio ramo di eccellenza… mangiare!! Difficile battermi in questo …

Ultimo giorno e ultimi due tuffi a Landenouse, grotta sempre più straordinaria e che non mi stancherei mai di rifare.
Poi si impacchetta tutto, salutiamo Romano e Christina che si fermano ancora qualche giorno.
Il viaggio di ritorno è tranquillo complice il Lunedì e verso le 23:00 siamo a Milano. Noi si sbaracca mentre Elisa carica velocemente la macchina e si avvia verso il suo ultimo tratto di strada.

Bell’esperienza, devo dire e ancora più interessante perchè replicabile. Tutto sommato non è imfatti impossibile – aggiungendo anche solo un giorno ad un WE – andare, tornare e fare un pò di tuffi da leccarsi i baffi. Ne riparliamo più avanti, con la bella stagione …

Blogged with the Flock Browser

Tags: , , , ,

Lascia un commento