Non c’ero mai stato e appena Silvia e Ale me ne hanno parlato ho acconsentito con entusiasmo.
Ok, non si tratta di andare alle Maldive o di esplorare il Britannic, ma un posto nuovo è sempre un posto nuovo …
E così domenica mattina ci siamo ritrovati a Caldè.
Obiettivo quello di “visitare” i relitti dei due barconi che si trovano in prossimità del porto.
Il gruppo è abbastanza numeroso (siamo in 12) anche se nel conto ho incluso anche due “infiltrati” … Bruno e Ilaria, infatti, approfitteranno del pallone ma scenderanno in … apnea.
C’è qualche cosa di fondamentalmente sbagliato in questo: io per scendere a 30 metri uso un pesantissimo bibo 12+12, con stagna e una discreta carrettata di altre carabattole, loro, belli tranquilli, scendono alla stessa profondità in pratica senza niente … bah, forse ho sbagliato sport … oppure loro sono matti !!! Scherzi a parte, è un pò che sono affascinato dal mondo dell’apnea e prima o poi ci farò un tentativo. Vedremo …
Tornando a quelli che respirano, per rendere più interessante la gita si era deciso di fare anche un semplice rilievo dei barconi, per addestramento/esperimento.
Niente di complicato: qualche quota, le misure generali delle barche, l’orientamento e una “fotografia” mentale degli aspetti più caratteristici. Però sembra una cosa divertente, e comunque utile. Oltre agli aspetti manuali legati al reel e agli spool di misurazione c’è da far funzionare bene la squadra, assegnando un compito a ciascuno ma conservando la visone globale.
Bastano quattro chiacchiere prima di terminare la vestizione e in breve, anche grazie al sano pragmatismo di Romano, l’indicazione di massima dei ruoli è fatta (e questo nonostante remassi contro: per carattere sono uno che spacca il capello in quattro. Dopo un pò mi guardavano tutti storto …).
Saremo in due squadre, una per ogni “relitto”. Romano e Cristina – che conoscono bene il posto – ci guideranno ai relitti e poi inizieranno a scendere lungo quello più fondo, misurandone la larghezza. Io, Ale e Silvia posizioneremo una sagola da prua a poppa, sia per calcolare la lunghezza che per prendere l’orientamento complessivo. Fatto questo ritorneremo verso il centro del relitto misurandone la larghezza ad intervalli regolari fino a reincontrarci con gli altri
Fatti i controlli si scende e subito … non si vede nulla!
La visibilità è scarsa (1-2 metri max), dobbiamo stare vicini. E infatti all’improvviso ci troviamo separati quando Andrea, dell’altra squadra, chiama Ale e Silvia. Mi fermo, richiamo l’attenzione di Cristina e Romano davanti. In un attimo se ne accorgono e inziano a tornare. Il gruppo si ricompatta e proseguiamo. Bella lì, la comunicazione ha funzionato!
Dopo poco arriviamo sul primo barcone. E’ molto rovinato, ma si riconoscono parti del motore e l’asse dell’elica. Davide, che poi lo “esplorerà” meglio, riesce anche a leggere la scritta del produttore di quello che sembra essere un carburatore. Ahh, le piccole soddisfazioni!
Proseguiamo verso quote maggiori per poi assestarci ai 30 metri e dopo qualche minuto di navigazione arriviamo al secondo barcone. C’è poca luce, ma la visibilità è molto migliore e possiamo apprezzare il relitto, una barca da trasporto tipica del lago ci dirà poi Romano, dalla caratteristica prua squadrata e con il pescaggio molto basso. Purtroppo una delle catene utilizzate per gli ancoraggi soprastanti cade di traverso sul relitto. E’ probabile che l’azione combinata del peso e del movimento prima o poi danneggeranno le murate che per il momento, invece, sono ancora ben conservate.
Secondo i compiti che ci eravamo dati Ale fa la legatura sulla prua, nella parte più alta e iniziamo a scendere verso la poppa. Pochi metri e altra legatura. Segno la profondità (36.1) mentre Silvia fa il rilievo bussola. Poi iniziamo con lo spool a misurare la larghezza, più o meno ogni 3-4 metri. Misurata anche la lunghezza e sganciate le legature, Silvia riavvolge il reel e siamo pronti a ritornare.
Ed ecco, la luce di Silvia si spegne. Mentre mette via la primaria scarica le passo la mia secondaria. La prende, la avvita … e non si accende. Mannaggia! Come è possibile, ho controllato le pile prima di immergermi! Nessun problema, ovviamente, prende la sua e siamo a posto ma sono davvero arrabbiato (eufemismo).
Poco dopo anche la torcia di Ale si spegne e deve passare anche lui al backup: mi sa che con le batterie oggi non è giornata.
Iniziamo la risalita in buon ordine. A 3 metri riprovo la torcia di backup: magicamente si riaccende!!! Bah … una bella controllatina è di rigore …
Dopo una 50ina di minuti di immersione siamo tutti fuori.
E poi, per concludere alla grande, un aperitivo (così così), un bel pranzo sostanzioso (polenta con salsiccia e gorgonzola, fate voi) e una mezza pennichella al sole.
Sono contento, è stato un tuffo insolito e divertente. La squadra ha funzionato, non ci sono stati veri problemi, tutti si sono divertiti (a parte le torce che ovviamente si sono prese una bella raffica di insulti)
Alla prossima …
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